Luigi De Laurentiis parla di due aziende interessate “non italiane” che potrebbero rilevare la società, anzi pardon essere soci “di maggioranza” con lui che, per “esperienza”, rimarrebbe pur in minoranza Presidente.

Voi accettereste di comprarVi una società ma di farla gestire a chi è in minoranza?

La Curva Nord culla del tifo biancorosso

Luigi De Laurentiis, infelice Presidente della Ssc Bari senza portafoglio, in una delle rare conferenze stampa, prima di Natale ha fatto una dichiarazione che la dice tutta sulla volontà di vendere. Ha dichiarato circa le interlocuzioni con due società interessate, non italiane (facile pensare fossero americane) che dovrebbero prima entrare come soci di minoranza e poi acquisendo la maggioranza lascerebbero alla sua “esperienza nel settore” la gestione.

Nessuna intenzione quindi di vendere, di lasciare Bari, preferisce restare (scortato e insultato) e prepararsi il piatto per battagliare e vincere l’improba battaglia sulla Multiproprietà con una quota di minoranza nella seconda società.

A livello Europeo, abbiamo già detto, l’Uefa vieta totalmente a società che detengono più di una squadra di calcio di continuare a fare affari, scambi di giocatori, fatture e controfatture. Pochi anni fa infatti, esempio Milan il cui fondo Redbird, detiene la proprietà anche del Toulouse (e quote in Liverpool FC e Boston Red Sox), l’Uefa fece firmare un protocollo alle società finanziarie che detenevano più squadre calcistiche che sanciva l’impossibilità di qualunque tipo di collaborazione, partnership sviluppo, figuriamoci scambio di giocatori che “sancirebbe” falsi in bilancio.

Nel frattempo la squadra vive della debolezza societaria che crede di poter andare avanti senza investimenti con soli prestiti secchi nella mediocrità programmata di vivacchiare galleggiando in serie B. Anche i calciatori “chiacchierati” negli ultimi giorni sembrano aver capito l’obiettivo zero e non si rendono disponibili al trasferimento (vedi Caso).

Anche il richiamato Vivarini, ennesimo allenatore di una società senza obiettivi calcistici, dichiara a poche settimane dal suo arrivo, di essere seriamente preoccupato per il “Mercato di riparazione”. Cistana difensore ex Brescia, ennesimo prestito secco (dallo Spezia dove ha collezioni pochi minuti e prestazioni mediocri) è a corto di preparazione visti gli infortuni degli ultimi mesi, i due giovani prestati dall’Inter via Juve Stabia “fanno numero” ma evidentemente non danno garanzie al Mister di calciatori pronti all’uso per migliorare la qualità della rosa.

E I TIFOSI? Il priscio è assolutamente finito in quei minuti interminabili (mal) passati sotto la pioggia battente che sferzò il San Nicola nella finale Play off contro il Cagliari, niente Serie A niente nuova proprietà. Lo Stadio resta vuoto con i numeri fasulli circa le presenze visto che nemmeno gli abbonati vanno a vedere partite “già pagate”. Lo spettacolo è mediocre e sottolineare questo aspetto a chi ha avuto per generazioni lo spettacolo come core business è emblematico.

La squadra B del Napoli (come definita per infelice battuta da Aurelio) è un fallimento deciso a tavolino, una bad company, impresa a perdere utilizzata per equilibrare bilanci del Napoli e della FIlmLauro che ormai campa di calcio e non di cinema, ma solo sponda Napoli.

Anche in questo mercato di riparazione dove il Napoli deve cedere per limare il rapporto utili/Stipendi che non permette di fare liberamente mercato, non arriverà nemmeno un buon giocatore di prospettiva. Le cosidette squadre B di altre big del calcio italiano sono costruite per diktat della Lega con Under 23 in squadra e solo un paio di over. Fosse stata questa la scelta, di impostare una società che lanciava giovani ci sarebbe stato almeno un preciso core business, direi anche in controtendenza con il calcio italiano che compra stranieri e non fa giocare giovani calciatori italiani, con i risultati della nazionale sotto gli occhi di tutti. Solo prestiti di giocatori rotti, lasciati andare da altre società per mediocrità, un business inutile, ripeto a perdere.

LO SCENARIO, LA POLITICA E GLI IMPRENDITORI LOCALI.

I pensieri dei tifosi vanno sempre più spesso alla decisione della commissione del Comune di Bari che chiese ai Dela di rimpinguare la documentazione richiesta cosa non fatta con gli Hartono che poi hanno dirottato i loro interessi verso Como che ora veleggia in zona coppe Europee con giocatori di livello da Champions (vedi Nico Paz).

Anche il Decaro allora Sindaco ha, con una dichiarazione che ha spiazzato molti, giustificato i Dela come fosse comprensivo non potendo andare in Serie A non investono. Evitabilissima dichiarazione che conclama la stagnazione della situazione. Il Comune ha anche regalato l’utilizzo dello stadio alla Ssc Bari che incassa il fitto per eventi extracalcistici unici momenti in cui si può vedere “l’astronave” accesa e stracolma.

Nessuna notizia arriva dal tentativo dell’azionariato popolare che avrebbe comunque bisogno di base di investimenti di imprenditori locali che sembrano poco interessati.

D’altronde società locali che si sono affacciate per l’acquisto hanno avuto dai Dela la stessa risposta diventata “palese” con l’ultima intervista. Sono disposti solo a cedere prima una quota di minoranza, poi la maggioranza ma vogliono restare con i piedi dentro e le mani libere di operare.

Male, anzi malissimo mentre il calcio a Bari piange miseria tra lo sconforto anche dei tifosi più facinorosi!

Raimondo Cucciolla

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